Roma, Trastevere, due della notte e mi sono trovata a baciare la migliore amica di mio marito Roma, Trastevere, due della notte. Mi sono trovata a baciare la migliore amica di mio marito su una panchina vicino a Piazza Santa Maria. Lui era andato a dormire un'ora prima perché il mattino aveva un volo per Catania. Noi due eravamo rimaste a finire il vino fuori dal locale dove avevamo cenato in sei. Lei e io eravamo amiche prima che lui entrasse nella mia vita undici anni fa. Lei ha conosciuto lui e ci ha presentati. La amavo, in senso semplice, da quando avevamo ventidue anni e dividevamo l'affitto di una stanza a San Lorenzo. Il bacio non è stato programmato. Non è stato un momento clamoroso. È stato un riconoscimento di una cosa che era sempre stata lì e che il vino e l'ora hanno fatto emergere. Lei l'ha detto subito dopo: 'l'ho aspettato per quindici anni.' Io non ho saputo cosa rispondere. L'ho detto a mio marito quattro giorni dopo. Lui non si è arrabbiato. Mi ha guardato per un tempo lunghissimo e ha detto: 'lo sapevo. Penso che lo sapeste tutte e due. Quello che non so è cosa volete fare adesso.' Quello che non so io è cosa voglio fare adesso. La amo da vent'anni in un modo che ho sempre creduto fosse amicizia. Forse era ed è amicizia. Forse no. Forse il matrimonio non sopravvive a questa domanda. Non lo so.